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Romano Bortolini. “Vesti alla Maja”
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26 Feb

Romano Bortolini. “Vesti alla Maja”

Maja Dress. La storia di un marchio che è quella di una famiglia
in cui il cuore ha un posto importante

 

Romano Bortolini e Majadress. Un connubio indissolubile. Lui è Majadress. Ce l’ha nel sangue.

Ci è nato, l’ha preferita alle partite a calcio da bambino, lui l’ha inventata. O meglio, ha preso quello che ha imparato dal padre, commerciante di tessuti e vivace spirito imprenditoriale, e l’ha trasformata in un marchio.

E questa saga imprenditoriale-familiare si apre 90 anni fa, nel 1927 con il primo negozio aperto appunto dal padre Carlo Bortolini. Da allora sono passati 90 anni e 3 generazioni che hanno lavorato e lavorano per gli store del Gruppo con coerenza e passione. Un’immagine forte. Un modo di vestire e di essere. Una promessa. Una moda non moda. Eterna e contemporanea. Majadress e il suo figlio ribelle Bluedress. E ora scommettono sull’online. Nel mezzo è successo questo.

 

Intervista a Romano Bortolini.
Dal “vesti alla Maja” allo shop on line di Maja Dress

 

Romano e Majadress. Come è cominciato il viaggio?

Mio padre era di Follina. Da piccolo aveva avuto un incidente che gli aveva impedito di andare in guerra. Sostituiva a Montebelluna i proprietari di un negozio che invece in guerra ci erano andati. Era giovanissimo e lì è iniziata la sua avventura nel mondo del tessile. Loro avevano un punto vendita anche ad Agordo e mio padre è arrivato qui in questo modo. E nel 1927, esattamente 90 anni fa, ha aperto il suo negozio di tessuti. Si chiamava Carlo Bortolini, come lui.

 

Era l’attività di tuo padre ma non sempre un figlio vuole seguire la strada del genitore. Nel tuo caso, ti sei da sempre sentito a tuo agio in questo lavoro? Ovvero è una passione o ti ci sei ritrovato?

E’ una passione. Fin da piccolo passavo moltissimo tempo nel suo negozio assieme a lui e imparavo. Ricordo quando partivamo in macchina e facevamo le consegne per i negozio dell’alto Agordino che sono nati sulla scia di quello di mio padre che, oltre al commercio al dettaglio, faceva anche da grossista. Era bello. C’era un forte lato umano nei rapporti di lavoro. Di affetto e di rispetto.

Poi sono partito per l’università, al mio ritorno ho detto a mio padre  che il lavoro che sentivo di voler fare era questo e ho aperto il mio primo negozio a Falcade. Vendevamo solo maglieria di Benetton che in quegli anni iniziava ad aprire i primi negozi. Il mio si chiamava La Maja. Majadress è nato lì o meglio, stava per nascere da lì…

 

C’è una storia interessante sull’origine del nome Majadress. Ce la racconti?

Il nome Maja è stato ideato da Mario De Donà, in arte Eronda. E’ stato il famoso grafico e designer veneto che ha avuto quest’idea che poi si è rivelata vincente e non è mai più stata cambiata.

Come dicevo il mio negozio vendeva maglieria Benetton e allora, al contrario di oggi, questi negozi avevano nomi di fantasia scelti da noi proprietari. Il mio si chiamava La Maja, come “la maglia” in dialetto locale. E il puntino sopra la j era un gomitolo di lana.

Poi è arrivata l’apertura del primo negozio ad Agordo alla fine degli anni Sessanta. E lì è nata La Maja Dress sempre da un’idea di Mario De Donà che con l’aggiunta della parola “dress” ha voluto dare un tocco di modernità e di internazionalità al marchio. Un nome che può essere letto su più piani. Vesti la “maja”, vesti “alla maja”. Stava iniziando a delinearsi il nostro stile.

 

Dai negozi fisico all’e-commerce di Majadress. Come è avvenuto il passaggio e come convivono queste due realtà?

Siamo arrivati ad un momento nel quale non vogliamo più stare fuori dall’universo online. I panorami stanno cambiando e noi vogliamo seguirli in questo viaggio. La volontà che ha guidato la nostra scelta è stata la voglia di far vivere ai clienti dell’e-commerce un’esperienza simile a quella che vivono i clienti nei nostri negozi con il vantaggio di poter acquistare in ogni momento e da qualunque parte del mondo.

I numeri ci stanno dando ragione. Il 2017 è partito bene. Il nostro e-commerce conta oggi più di 500 visitatori al giorno dopo solo pochi mesi di attività. Nei soli mesi di dicembre e gennaio scorsi sul nostro negozio online sono arrivati oltre 25000 visitatori con più di 100000 pagine visitate. Vista la partenza abbiamo deciso di puntare molto su questo 2017 e ora stiamo preparando le nuove collezioni per la primavera estate 2017 che saranno online a giorni.

 

Un e-commerce ma anche un fashion blog, My Own Blue. Cosa ci racconterete?

Questo nome è stata una scelta importante per noi perchè racchiude un senso di continuità con le scelte del passato. Il nome My Own Blue si presta infatti ad una doppia interpretazione, una letterale, con risvolti autoironici e una emozionale. Proprio come è avvenuto a suo tempo per la scelta del nome Majadress. Inoltre il blu è il colore del brand.

Parleremo di moda con lo sguardo laterale che ci ha sempre caratterizzato. Entrare e uscire dal mondo del fashion con passione ed equilibrio cogliendone gli aspetti emozionali. “La moda non deve creare vittime ma persone felici”, deve parlare di chi la indossa, adattarsi alla sua personalità, deve essere uno strumento in mano alla persona e non il contrario. Questo è la nostra filosofia e cercheremo di esprimerla anche attraverso My Own Blue. Daremo degli spunti, ma ci piace che poi ognuno costruisca il proprio stile.

 

Da anni nella moda, ci sono degli stilisti/brand ai quali vi siete particolarmente affezionati e perché?

Senz’altro Armani. Lo sento molto simile a Majadress. C’è il giusto equilibrio tra le cose. La moda non moda che caratterizza anche il nostro stile.

 

Quando incontrate nuovi brand, cosa vi fa decidere di acquisire e quindi proporre un nuovo brand?

Lo vedo al volo. Lo sento. E’ una questione di istinto. Io tocco, annuso il campionario, lo sento e capisco immediatamente se può piacere o no ai miei clienti. E’ qualcosa di istintivo. E’ il mio modo di vivere questo lavoro.

 

Nel post precedente abbiamo parlato delle tendenze della PE2017 che, come sempre, sono tantissime e da selezionare. Quali elementi secondo voi potrebbero dominare la stagione?

Per me il ritorno alle stampe geometriche anni Settanta. E poi il mix and match. Ossia il mixare nello stesso outfit stampe o materiali diversi che presuppone il “senza regole fisse”.  Sono per la scelta di personalità, anche nella moda.

 

C’è un elemento che voi mantenete come costante al di là delle tendenze? Un evergreen che dobbiamo assolutamente avere nel nostro armadio?

Il jeans. Che tra l’altro è uno dei grandi ritorni di questa primavera estate 2017. Ma per me è uno di quei capi da tenere sempre nell’armadio e che, se interpretato bene, si rivela perfetto per tutte le occasioni.

 

Grazie Romano.

 

 

 

 

4 Commenti
  • Marisa Nicora

    Bravo Romano tutta la mia simpatia e sempre avanti ciaooooo

    13 marzo 2017 at 19:46 Rispondi
  • Rebecca

    Da sempre GRANDE ROMANO!!!!!

    13 marzo 2017 at 22:06 Rispondi

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